Il monte Cucco

Questo percorso ci permette di raggiungere la sommità del Monte Cucco (quota 771 m.) e poi la cima del Sapèl Nè (quota 851 m.), che sovrasta l'abitato di Piario e sul quale è stata posizionata una croce nell'ormai lontano l969. Da quella posizione privilegiata si può ammirare uno stupendo panorama sia sul paese di Piario, che verso la Valle Seriana e dall'altra parte del monte su tutto l'altopiano clusonese. La fatica che richiede l'ascesa del monte, risulterà ben pagata soprattutto in una bella giornata di sole e di sereno. Vediamo come si può giungere a questo luogo.
I possibili accessi sono due: il primo segue la parte iniziale del cosiddetto sentiero degli alpini, poi risale la sinistra del monte, ma negli ultimi anni risulta di difficile percorribilità a causa della poca cura nel mantenimento del sentiero stesso.
L'altro si imbocca dal piazzale di San Rocco, raggiungibile a sua volta attraverso uno dei percorsi indicati.
Sul piazzale, nella parte centrale e più alta, proprio sotto un imponente abete, si imbocca il sentiero che conduce sulla cima del monte. Questo percorso è, in questa parte iniziale, ben marcato, oltre ad essere segnalato su massi o piante lungo il tragitto. La pendenza non è certamente eccessiva e la camminata si offre accessibile a qualsiasi escursionista. In primavere, già da questa prima parte, si può avere la fortuna di vedere degli splendidi bucaneve disseminati all'interno del bosco. Dopo poco meno di 10 minuti di cammino si giunge ad un bivio, incrociando un sentiero pianeggiante. Per la verità in questo punto, la segnaletica non è posta in un punto immediatamente visibile. La freccia infatti di colore rosso che indica di dirigersi a destra, è posta su una pianta nella parte finale del sentiero che si abbandona mentre l'occhio si aspetterebbe forse di trovarla già sul nuovo tracciato. In ogni caso, sbagliando, si finisce tra i rovi, intuendo facilmente che la strada giusta era un'altra. Dopo aver camminato non più di 3-4 minuti sul piano, la segnaletica ci invita a girare verso sinistra, intraprendendo un percorso in salita. Anche qui, bisogna purtroppo rilevare che, forse il poco utilizzo e la non manutenzione del sentiero, non facilitano l'orientamento dell'escursionista. Oltre a questo, va ribadita una scarsa segnaletica della strada da seguire. Prestando comunque attenzione ad alcuni bolli di colore rosso che si trovano qua e là, dopo aver camminato per circa 30 minuti, si giunge ai piedi di un enorme costone roccioso, situato poco sotto il ripetitore radiotelevisivo. Aggirato questo masso si raggiunge facilmente un piccolo spiazzo pianeggiante che è denominato Monte Cucco, nei pressi dei ripetitori.
A questo punto la strada da seguire non è più segnalata in nessun modo, ma il tracciato invita a procedere lungo la cresta del monte, camminando a sinistra prima all'interno del bosco e poi, con qualche difficoltà, tra grosse pietre in un continuo saliscendi. Dopo circa 10-15 minuti di cammino si arriva nei pressi della vetta, al di qua del passaggio che dà il nome al monte, il famoso "Sapèl". La croce si trova però dall'altra parte e per raggiungerla si deve scendere a sinistra e aggirare, seguendo un tratto di sentiero scosceso e, nella parte finale, anche un po' esposto, il costone di roccia su cui si trova la croce. In questa parte è raccomandabile una particolare attenzione: il rischio non è eccessivo, ma la prudenza non è mai troppa. Giunti infine sulla cima, ci si può godere in tutta tranquillità, lontano dal rumore, lo splendido panorama che le vette offrono agli escursionisti.

Broseta

All’imbocco di Via Bergamo sulla provinciale, si trova una spiazzo sterrato dove è situata una pensilina per l’attesa dell’autobus. Da qui è possibile intraprendere il percorso che porta in Bròseda percorrendo una strada che si presenta con una discreta pendenza e transita al di sotto di Via Mazzini. In questo primo tratto il fondo non è omogeneo ma il passaggio risulterà comunque certamente agevole a tutti. Dopo la prima parte ripida il sentiero si appiana mantenendo la sua larghezza. E qui che si presenta all’escursionista un primo incrocio: una a destra proveniente dalla località Biciocca, una a sinistra che scende da Via Mazzini e quella diritta che è il proseguimento del nostro viaggio.
La carrareccia di sinistra, che proviene dal paese è denominata “Rès” ed è abbastanza larga. Lo stato di conservazione è discreto e il fondo acciottolato della prima parte della salita facilita l’ascesa che culmina con un tornante che immette sulla strada provinciale a circa trecento metri dall’imbocco del sentiero. Quella di destra proviene dalla Biciocca frazione del comune di Villa d’Ogna. La carreggiata è larga tanto da consentire il passaggio di automezzi, in particolare degli agricoltori, che devono recarsi nei prati circostanti, per i lavori di fienagione. Incamminandosi per questa strada e dopo aver percorso circa un centinaio di metri, sulla destra si incontra la cascina “Bròseda”, mentre poco oltre il fondo diviene asfaltato e incontriamo la zona abitata della frazione di Villa d’Ogna; a sinistra troviamo l’imbocco della nuova passerella che conduce alla località Festi Rasini, quindi, proseguendo si sale fino al tornante dove ci si immette sulla strada provinciale.
Percorrendo la carrareccia che costeggia i campi, si possono ancora scorgere i pochi ruderi della “fucina delle Neppe” dove, nel XVI secolo si forgiavano i chiodi. Da qui in avanti, percorsi circa trecento metri si incontra uno slargo, situato molto vicino al fiume Serio. Il tracciato svolta a sinistra prendendo un po’ quota ed inserendosi nel bosco, fino ad incontrare sulla nostra destra un sentiero più stretto che scende verso la riva del fiume. Proseguendo invece lungo la salita si sbuca davanti alla Chiesa Parrocchiale. Sulle vecchie mappe questa strada, che veniva utilizzata come carrareccia per portare in paese la sabbia estratta dal fiume da utilizzare per le costruzioni, viene denominata “Strada sotto chiesa”.
Tornando al bivio sopra descritto e scendendo per il sentiero di destra, il percorso ci porta invece al livello del fiume. Dopo aver attraversato un prato che lo costeggia, sulla nostra sinistra troviamo i resti di quello che doveva essere un vecchio mulino per il cui funzionamento veniva sfruttata una derivazione d’acqua del fiume. In questo tratto il sentiero sale di poco fino ad incrociare un altro percorso proveniente dal paese denominato “Crapèla”, e precisamente quello che sbuca davanti al negozio di alimentari e tabacchi. Questo tratto è piuttosto ripido e, in diversi punti l’acciotolato è dissestato, oltre ad essere, nella parte più bassa anche frequentemente bagnato da rivoli d’acqua che lo rendono scivoloso. Proseguendo si giunge al fontanino di Sant’Alberto dove, nei periodi più piovosi sgorga acqua fresca.
Questo è certamente il punto del percorso maggiormente ricco di interesse, non solo per la presenza di una fonte d’acqua che fin dai tempi più remoti aveva proprietà benefiche, ma anche perché poco più avanti c’è l’accesso ai laghetti della pesca sportiva e l’imbocco del ponte “ballerino” che mette in comunicazione l’altra sponda in corrispondenza della frazione Sant’Alberto di Villa d’Ogna. Al di là del ponte è possibile trovare riposo e gustare una bevanda fresca presso il bar.
Per chi non fosse ancora stanco, la strada, dal fontanino, prosegue oltre dirigendosi verso Groppino. In questo momento ci interessa solo fino al punto in cui svolta verso sinistra e salendo gradatamente immersa nel bosco, si trasforma in un sentiero che risale fino alla contrada Bruco, proprio in fondo alla via omonima.
Certamente questo tragitto, o meglio questi tragitti consentono all’escursionista di trascorrere un momento di relax immerso nella natura potendo scegliere se prolungare o accorciare la strada da percorrere.

Le cascate del Serio

Le Cascate del fiume Serio sono le seconde in Europa per altezza e con i tre salti per un totale di 315 metri hanno sempre costituito una grossa attrazione fin dai primi flussi turistici dell'Ottocento. Lo sbarramento idroelettrico del Barbellino ha però impedito il naturale corso del Serio e solamente cinque volte durante l'anno l'accordo tra il Comune di Valbondione e l'ENEL consente la riapertura parziale dello sbarramento ed il conseguente manifestarsi delle Cascate.
Può anche capitare, al di fuori di queste occasioni, di poter osservare le cascate in periodi di piogge molto abbondanti o nel caso di lavori di manutenzione della diga.
Nelle cinque Domeniche, concordate di anno in anno, dalle 11 alle 11,30 le Cascate riprendono vita e richiamano una moltitudine di turisti, soprattutto nella domenica di Luglio che, per tradizione, rimane quella che ricorda la prima riapertura ufficiale nei lontani anni settanta.
La fase dell'apertura del flusso d'acqua, che viene segnalato da una sirena, è il momento più suggestivo che consente di vedere progressivamente formarsi i tre salti e che culmina con la visione completa delle cascate. Ci sono molti spunti fotografici offerti dai turisti che popolano la valle con scenette estemporanee da classico reportage, spesso umoristico; non mancano riprese di tipo paesaggistico, fotografie di fiori, quando la stagione è propizia, ed anche vecchie baite con interessanti scorci e dettagli.
Le persone più allenate possono accoppiare alla visione delle Cascate anche la facile escursione al Rifugio Curò che domina la Valbondione e che si trova a 1900 mt. In prossimità del Lago artificiale del Barellino. Il tempo di percorrenza per raggiungere il rifugio è di 2,30 ore da Valbondione. Alcuni turisti preferiscono arrivare al rifugio il Sabato precedente l'apertura delle cascate, pernottare e poi, la Domenica mattina scendere a godersi lo spettacolo.
Coloro che volessero poi far ritorno a valle per un diverso percorso possono scendere per il ripido sentiero che partendo dal suddetto prato, raggiunge un pianoro sottostante dove scorre il Serio.
Attraversatolo su un tipico ponte in pietra ci si porta sulla sua destra e si raggiungono dei gruppi di tipiche baite alpine, in parte ristrutturate, che costituiscono l'antico borgo di MASLANA che domina la valle da un terrazzo naturale. Da qui si scende poi a Valbondione con un percorso ripido e veloce ma sempre ben indicato ed agevole.

I sentieri delle Orobie

Sentiero delle Orobie occidentali: itinerario in sette tappe che percorre la testata della Val Brembana e delle sue convalli con partenza dal paese di Cassiglio in Valtorta e arrivo al rifugio Calvi. Si sviluppa per circa 80 chilometri ed è segnalato col numero 101. Il Sentiero Italia si inserisce ai Piani di Bobbio e lo segue integralmente fino alla fine. 
Sentiero delle Orobie centrali: collega fra loro i principali rifugi delle Orobie con un itinerario in otto tappe lungo circa 80 chilometri, con partenza da Valcanale e arrivo al Passo della Presolana. il sentiero Italia si inserisce al rifugio Calvi e lo segue fino al rifugio Curò. 
Sentiero Naturalistico Curò: è la naturale prosecuzione dei Sentieri delle Orobie verso est, realizzata dalle sottosezioni del CAI Bergamo di Clusone e della Val di Scalve, con partenza da Valbondione e arrivo a Schilpario. Il Sentiero Italia si inserisce al rifugio Curò e lo segue fino al Passo del Vivione.
L’Alta Via delle Orobie orientali: così è chiamato impropriamente il sentiero n.6 che percorre il versante camuno del Pizzo Camino, del (Cimone della Bagozza e della Concarena (Prealpi Bresciane), collegando il rifugio Laeng al rifugio CAI Iseo. il Sentiero Italia lo segue nella sua ultima parte fino al paese di Pescarzo in Val Camonica.